mercoledì 28 giugno 2017

Effetti collaterali


Quando ho capito che ti amavo, ti stavo già amando da un po'.
Quando ho capito che ti amavo era già tardi per dirlo, lo stavo già facendo.
Quando ho pensato ma io lo amo, così come una frase netta e chiara detta dentro la mia testa, ti avevo già amato prima, mentre ti massaggiavo, mentre ti ascoltavo raccontare del meccanico, dell'ospedale, del viaggio lunghissimo, della tenda, dei fratelli, delle punture, di mamma e papà.

Quando ho pensato spaventata "oddio mi sa che lo amo" era tardissimo, ti avevo già regalato molte cose, ti avevo già cercato in mezzo alle persone, ti avevo già sbottonato piano la camicia ed annusato per cercare di portarti dentro di me.
Quando ho capito che ti amavo non avevo via di scampo, non ho avuto più la forza di negarmelo, ed oggi mi torna addosso mentre cerco di fare altro, mentro tento di pensare cose diverse.
Quando ho capito che ti amavo non ho smesso di capirlo, e mi torna addosso ogni volta che ti scrivo ed ogni volta che mi guardi.
Quando ho detto a qualcuno "mi sa che lo amo" mi hanno risposto "era così chiaro tesoro", ed ho compreso che lo avevano capito prima di me.

Quando ho lasciato che l'amore mi raggiungesse senza più tentare di ribattezzarlo, ho scoperto di amarti fino a quando eri piccolo, di amarti per il bambino che sei stato, per il compagno di viaggio stravolto dal caldo e dalla stanchezza che eri da ragazzo, per quando ti sei intossicato e per come hai amato la tua bambina.
Quando ho preso in mano il mio amore e l'ho visto difficile come sempre ma reale come mai prima d'ora,ho desiderato di farti conoscere ogni singolo pezzo del mio cuore, mia madre, mio padre, i miei bambini, la mia pelle la mattina, il mio odore la sera, le mie ginocchia e le mie scarpine ortopediche,ho sentito che ti avrei voluto presentare qualcuno che ti parlasse di me, di come ero e delle cose che facevo.
Quando ho sentito di amarti ho capito che ci siamo baciati come due ragazzini, come un padre, come una madre, come due anziani stanchi, come due adolescenti pazzi.
Quando ho capito che ti amavo è stato come sparare un razzo verso di te, sganciarlo senza premeditazione nè progetto,iniziare un linguaggio d'amore che diventa sempre più naturale, spontaneo, quotidiano.

Quando ho capito che ti amavo credevo di non esserne più capace, invece oggi so che non saprei fare altro.

sabato 17 giugno 2017

In una stanza piccolissima



In una stanza piccola e sconosciuta di una casa fuori dallo spazio e dal tempo, hai raccolto con i polpastrelli la mia lacrima, ne hai saggiato la consistenza, hai annusato la mia commozione, l'attesa, l'amore trattenuto, il dolore, l'assenza, la rabbia, il rifiuto, la ricerca di questi tempi passati, la gioia di oggi.
Dalle mani gocciolava amore e te lo massaggiavo, non mi faceva paura dargli questo nome in silenzio, darglielo pensando a te.
In una stanza piccola con il balconcino, hai respirato ogni palpito ed era nostro.
Seguire solo la spinta della voglia di averti lì con me, non trovare pace per troppe cose belle da prendersi, non avere una meta ma arrotolarsi dentro i percorsi.
Inseguirti ad occhi chiusi, lasciarti andare e riprenderti, metterti il mio collo nelle mani, bere la tua essenza più profonda ed imprimermela in fondo alla gola, superare il tuo profumo comprato e toccare il tuo, quello vero, di saliva ed amore puro.
Mi piace chiudere gli occhi di tanto in tanto, smarrirti alla vista, allungare un piede, stendere un braccio e trovarti, mi piace d'improvviso, guardarti ad occhi spalancati, osservarti mentre ti muovi, mentre cerchi angoli di me, mentre mi guardi anche tu.
La notte ha una morbidezza diversa se ci sei, è bello anche alzarsi e sapere di tornare addosso a te.
Su gli stessi cuscini i nostri sogni identici.

Nuda fra le tue braccia trovo te, trovo tutta me.

lunedì 5 giugno 2017

Uso e consumo



Non ho mai ascoltato la musica, non sono mai stata una che sentiva musica.
Io la musica la consumo, la uso, la spolpo.
La musica mi serve, non posso stare senza.
La musica è qualcosa che mi vado a prendere, che scelgo, che mi infilo nelle orecchie.
La musica la utilizzo, la spremo, la sfrutto.
La musica mi permette di essere, di sopravvivere, di respirare.
La musica io la spingo fino in fondo al dolore, la spalmo sulle mancanze, la distribuisco sulle ferite, ci massaggio le cicatrici, ci cullo la solitudine, ci accendo l'entusiasmo, le affido il desiderio più bruciante, la spinta più insopprimibile.
La musica la metto, la rimetto, la rimetto ancora.
Con la musica mi sfinisco, mi addormento, mi tormento.
Con la musica mi intontisco, mi allontano, mi curo, mi avvicino.
La musica non la posso ascoltare, non sto ferma a guardarla, la musica mi lancia addosso gli odori esatti di quella volta, mi scarica sulla pelle la sensazione provata anni fa, proprio quella e non un'altra, la musica mi tramortisce, ammutolisce, fa cantare ed urlare.
La musica mi agita, mi scrolla, mi fa danzare, saltare, vibrare, scuotere.
La musica è mia, la maneggio, la stritolo, la metto da parte, poi torno a riprendermela quando mi occorre.
La musica mi occorre.
Le canzoni mi sono indispensabili.
La musica a mio uso e consumo, da una vita, la mia.

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