sabato 7 ottobre 2017

Di notte




Di notte, con un ennesimo dolore, mi sono trascinata in salone, ti ho trovato sul divano, come sempre, vestito, rannicchiato, le braccia incrociate chiuse a proteggere il petto.
Mi sono avvicinata a te, indossavi il maglione di filo blu che avevi già 18 anni fa quando ti ho conosciuto, era liso, così liso da avere buchi un po' ovunque, la trama dei polsini slabbrata, una spilletta della CGIL rossa infilata dentro da allora, e' la spilletta che ti avevano dato ad una manifestazione, forse l'ultima alla quale hai partecipato, l'ultima dopo i tanti cortei, le riunioni, le assemblee, i comitati studenteschi, le riunioni degli scout con i jeans e la camicia azzurra ed il fazzolettone, quando eri ragazzo con gli occhiali fondi.
Mi sono seduta piano accanto a te, ho annusato il tuo respiro di sonno e stanchezza, ti ho sentito stremato, ti mancava tutto in quel momento in piena notte, ti mancavano le lenzuola fresche e pulite, la comodità dei cuscini, il conforto delle mie braccia, la morbidezza del materasso grande,il calore del piumino di mezza stagione, sono tutte cose che non vuoi, sono cose di cui fai a meno da quando eri bambino.
Sei cresciuto dovendo fare a meno di tanto, avevi l'essenziale, il minimo, niente guizzi, niente lussi, niente confort, se faceva freddo tenevi il freddo, se sudavi continuavi a sudare, se avevi fame aspettavi l'ora di cena, se avevi sonno ti poggiavi su una superficie e dormivi, se avevi bisogno di coccole forse non sapevi neanche capirlo.
Ti ho sfiorato il viso, la cicatrice profonda e morbida, come la tua pelle morbida.
Chissà se stavi sognando, chissà se sogni mai, non mi hai raccontato un tuo sogno in tanti anni.
Avevi le gambe piegate verso la pancia e mi sei sembrato così vecchio e così bambino che mi sono spaventata.
C'erano delle scarpe nuove per te nell'armadio, scarpe che reputi costose e che non ci possiamo permettere, ti piacciono, ma non le usi, le lasci lì chiuse e belle sullo scaffale, sono scarpe impermeabili, ti riparerebbero dalla pioggia, ma ogni mattina ti alzi e vai in giro con le scarpe vecchie, e torni con i piedi zuppi se piove e non ti lamenti, e non cerchi subito di asciugarti, cammini per casa, sistemi, prepari, metti in ordine, ed intanto continui ad essere fradicio.
Certe volte vorrei inginocchiarmi per supplicarti di fermarti, ti chiederei di urlare, di lamentarti, di sfogare la tua stanchezza, di esprimere un desiderio.
Ti chiederei di farmi domande, di prendermi per le spalle, di pretendermi.
Ho aspettato ancora un poco accanto a te l'altra notte, il mio dolore non passava, ed anche il tuo era tutto lì, da solo, irraggiungibile, inconsolabile.
Mi sono alzata dal divano, ho mosso due passi verso la camera da letto, sono tornata indietro, ti ho premuto un bacio sulla tempia, un bacio che potesse baciarti senza svegliarti, un bacio che potesse raggiungerti senza spaventarti, un bacio che potessi prenderti senza respingerlo.

Ho baciato la tua tempia e sono tornata a dormire senza neanche poterti coprire le spalle.

sabato 30 settembre 2017

Un cane per te



Sei cresciuto.
Sei un ragazzino ora.
Hai una montagna di capelli indomabili, onde forti e testarde.
Vorresti un cane.
Desidererei tanto prendere un cane tutto per te, ti direi "andiamo a scegliere il tuo cucciolo" ed andremo al canile, ti lascerei scegliere anche se so che sarebbe durissima, dire tu no, tu no, tu invece si è sempre crudele, ingiusto, ma inevitabile, come vivere.
Scegliere qualcuno dal mucchio è sempre sconvolgente e doloroso come vivere questa esistenza.
Sono certa che saresti in grado di occuparti di un cane con la giusta cura, ti conosco, ti osservo, hai pensieri per gli altri, ti preoccupi, rinunci ed aspetti, tieni in mente chi ti sta intorno e sai fartene carico.
So che non ti peserebbe scendere con il tuo cane la mattina presto, so che non dimenticheresti di riempire la sua ciotola, che saresti pronto a coccolarlo ed a preoccuparti del suo benessere.
So che torneresti a casa come hai cominciato a fare da un po', da solo, attraversando il parco, e troveresti il tuo cucciolo ad aspettarti, perchè io sarò a lavoro e non potrò accoglierti.
So che ti rannicchieresti con lui sul divano e sul letto anche se io mi fossi tanto raccomandata di non farlo, so che vi guarderei dormire insieme di nascosto, so che lo porteresti sempre con te.
Ti prenderei un cane perchè hai un cuore grande e mani che sanno accarezzare, braccia perfette per stringere, accortezze per proteggere.
Mi fido di te ragazzo, mi sono sempre fidata di te e vedere quella capoccetta carica di capelli, girare per il mondo da sola, piena di chissà quali pensieri e sensazioni, mi riempie di gioia, paura, orgoglio.
Vorrei poterti prendere il cane che desideri, vorrei poterti dire "si amore, va bene, ti prenderemo un cane", perchè te lo meriti, perchè ti farebbe bene, ti accompagnerebbe in questa crescita velocissima che ti sta accadendo, perchè meriti qualcuno con cui costruire un rapporto amorevole, che sia diverso da noi, dalla tua famiglia, e che allo stesso tempo ti appartenga, ti somigli nelle corse e nei giochi, nei pomeriggi di pioggia e di noia, nelle estati pigre, e mentre studi, nelle carezze e nei fiatoni, nelle gite e nel riposo di sera.
Vorrei un cane per te.

venerdì 22 settembre 2017

E' proprio questo




Le tue braccia hanno un profumo, i tuoi polsi fatico a lasciarli senza le mie dita intorno.
Le tue braccia si infilano sotto la mia nuca, sulle mie natiche, dietro la mia spina dorsale, il profumo di te mi resta addosso per ore, poi d'improvviso non lo trovo più.
Spesso ho freddo amore mio, è la paura forse, è la stanchezza, è la fatica sai?forse è solo questo non ti spaventare, passerà vedrai.
La fatica mi fa tremare.
Lo smarrimento mi fa sbuffare di freddo come i cani, mi fa trasalire, lo strappo mi toglie il calore, e solo le tue labbra e solo le tue mani, e solo il tuo ventre, che sono caldissimi, che sono caldissimi tutti, riescono ad essere la coperta per il mio implacabile freddo.
Hai labbra roventi ed una lingua calda e generosa.
E solo quando apri le braccia e mi lasci passare dentro sotto e su di te, riesco a trovare un pò di pace, riesco ad iniziare a raccontarmi davvero.
E solo quando poggi la schiena e posso raggomitolarmi addosso a te,solo allora lascio andare alcuni frammenti, solo allora riesco a darti pezzi della mia storia, perchè tu capisca chi ero, chi sono diventata, chi vorrei essere.
Le tue braccia mi prendono tutta quanta.
Le tue braccia ed i tuoi polsi hanno un profumo che rubo appena posso con tutte le mie narici fino a mandarlo in fondo a me.
Le tue braccia sono per agganciarci le mie nel traffico e nel freddo, nel sudore e nella corsa, nel sonno e nella notte che non è mai nostra.
Le tue braccia, ci canterei dentro tutte le canzoni che so e ci dormirei il sonno che mi manca sempre, e ci lascerei i respiri che non faccio più veramente da troppo tempo.

E' proprio questo amore mio, dopo che ti ho visto, poi mi manchi sempre un pezzo di più.

lunedì 18 settembre 2017

I quadrifogli





Le avevano regalato tre bulbi di quadrifoglio, erano secchi ed accompagnati da un disco di torba per esservi piantati, nelle sue mani erano solo tre bombine fruscianti, piccole, asciutte.
Aveva piantato i tre bulbi, li aveva annaffiati piano e messi sul davamzale in faccia al sole di fine estate.
I bulbi si erano trasformati nel giro di pochissime ore, da subito le erano parsi portentosi.
Lei aveva la netta impressione di vederli crescere mettendosi semplicemente a fissarli.
Le apparivano testardi, selvaggi, pieni di vita e desiderio, i quadrifogli spuntavano, scavavano, crescevano affamati di acqua e di sole.
In pochissimo tempo erano diventati sei quadrifogli con screziature violacee, uno stelo lunghissimo, tenero ma tenace, il verde brillante delle loro foglioline, stupiva gli occhi.
Quei quadrifogli erano disarmanti, sembrava che crescessero a dispetto dei primi temporali e del vento che soffiava forte contro di loro, ad un certo punto lei li aveva guardati con più attenzione, erano tanto cresciuti da piegarsi verso il basso, sembravano cercare qualcosa, più aria, più spazio, più sole.

Una mattina li aveva guardati come ad ogni alba, li teneva accanto alla finestra del suo letto, ed aveva capito solo in quel momento che i quadrifogli avevano bisogno di essere travasati, avevano bisogno di più spazio.
Le era sembrato chiarissimo ed inconfutabile, i quadrifogli iniziavano a soffrire in quel piccolo vasetto di coccio.

Allora lei uscì e comprò un nuovo vaso tutto per loro, tornando a casa, e stringendo il grande vaso a sè, si scoprì a sorridere.



martedì 12 settembre 2017

Sulle spalle



Sulle spalle ho portato zaini e borse, libri e panini, figli e paure.
Sulle spalle ho trascinato vergogna e bugie, ci ho infilato curve irregolari e dolori acuti.
Sulle spalle ho messo tutta la mia storia, le ho abbassate e chiuse per tentare di proteggermi.
Le mie spalle si sono piegate sui miei bambini quando erano dentro ed addosso a me.
Le mie spalle le ho accartocciate, le ho saldate in modo che non tentassero di aprirsi e prendere il volo.
Le mie spalle si muovono senza fluidità, sono inchiodate e ferme, piene di fitte e spine.
Le mie spalle sono appese e cadenti, non hanno più molta forza ma non so come liberarle dal peso.
Le mie spalle hanno bisogno di caldo e di quelle tue mani che guardo mentre gli altri non sanno che le sto guardando.
Sulle mie spalle ho scaricato il peso dei giorni e catapultato la spinta degli scossoni, con le mie spalle ho cercato di ammortizzare gli impatti e di nuotare le acque che mi trovavo davanti.
Sulle spalle che troppo spesso mi paiono di cartone, vorrei sentire il passo delle tue dita che attraversano i cerchi dove si è concentrato il mio dolore, dove la loro morbidezza si è mutata in sasso.
Sulle mie spalle vorrei i tuoi baci leggeri, i tuoi baci profondi, i tuoi baci tutti.

Vorrei avere la forza di affidarti le mie spalle, perché restare ferma e senza paura, a respirare l'aria che di nuovo fluisce dentro me, possa sembrarmi, ancora una volta possibile.

lunedì 4 settembre 2017

Di nuovo Settembre



Era di nuovo settembre, erano arrivati i primi temporali, i primi lenzuoli tirati su fino alle spalle di notte, il rientro a lavoro, il caffè del distributore,le colleghe con il colore dorato del sole, ancora visibile sulla pelle, i racconti del ritorno, i diari nuovi e l'odore irresistibile delle cartolerie.
Era di nuovo settembre e l'aria aveva già un altro senso, non era più asfissiante ed asciutta, ma piena di fresco e piccoli sussulti ricchi di ossigeno.
Come ogni settembre, quando lui arrivava, lei inziava a fare cose sconclusionate, a cercare porte ed angoli per nascondersi e per poi lasciarsi guardare e finalmente guardare anche lei.
Era ancora una volta settembre ed i suoi figli si facevano sempre più grandi, nel lettone quando si sdraiavano accanto a lei a leggere od a chiacchierare, sembravano uomini.
Cosa farò quest'anno yoga o nuoto?aveva ripreso a chiedersi, l'anno precedente lo aveva pensato al passare di ogni singolo mese, ed aveva finito per non iscriversi a nessun corso.
La schiena le duoleva, il torace era chiuso e serrato, un'unica morsa corta, dentro la quale il cuore faceva capriole in un senso e nel senso contrario, lasciandola senza fiato.
Una gita in scooter l'aveva riempita d'entusiasmo, aveva potuto stringergli le spalle, cingergli la vita, guardarlo mentre curvava per le vie di Roma, fare finta che fosse suo quell'uomo per due ore o poco più.
Settembre era una fatica ed una sorpresa, la prima domenica in cui riprendeva a cucinare seriamente, quando di nuovo sfornava pane e dolci, in cui studiava con i suoi bambini nella luce chiara del salone.
Settembre erano i mille film che avrebbe voluto vedere e chissà quanti ne aveva persi alla fine, di film nella vita.
Settembre erano i mille film che era riuscita a vedere e chissà quanto li aveva amati alcuni ed altri dimenticati.
Settembre era il bisogno fortissimo di lasciarsi portare in un piccolo paesino, sentirsi liberi di camminare fra i vicoli, respirare i primi camini ed il primo vento forte, fargli assaggiare la minestra con gli orapi, correre a casa ed addormentarsi stretti.
Settembre era fermarsi a parlare finalmente con lui senza cronometro, pensare a come sarà di nuovo con i cappotti e le calze, con il freddo e le mani nelle mani, i libri scelti per l'altro d'inverno, di nascosto dal mondo.
Settembre era scriversi quando c'era un film che avrebbero voluto vedere insieme e mandarsi aggiornamenti sui portentosi quadrifogli che lei stava curando con immenso amore.
Settembre era difendere dall'invasione di qualunque cosa o persona, quella linea immaginaria che li univa, come se fossero stati due leoni nella savana, uniti, nonostante tutto.

martedì 29 agosto 2017

Il tuo collo



Mi capita da anni ormai, mi sembra di vedere il tuo collo fra la gente, provo un trasalimento, un brivido, penso "è lui, eccolo", poi salgo su con gli occhi, mi arrampico su quel collo sconosciuto con lo sguardo e poi scopro che no, non sei tu.
Mi è successo in mezzo a mille persone sui marciapiedi, in paesini piccoli in vacanza, sull'autobus, in spiaggia davanti al mare, incrociando una macchina e pensando che alla guida ci fossi tu, che fosse proprio il tuo collo quello che stava dritto sopra al volante.
Un giorno prima aveva la foga del ritrovarsi, un giorno prima conteneva tutta la premura di un nuovo incontro, l'urgenza di una mancanza protratta, sfuggita ad un controllo vacillante e rassegnato.
Un giorno prima era raggiungere il tuo collo e starci, senza rumori intorno, senza nessuno, neanche nei sogni riesco a stare sola con te.
Un giorno prima è la follia di svegliarsi nel buio ed iniziare a mangiare i chilometri per arrivare da te.
Il tuo collo è tana per i miei respiri, spazio per i miei capelli, calore per le mie mani, buca per la mia testa, bersaglio per le mie labbra, custodia per i miei baci.
Il tuo collo mi lascia un profumo addosso che mi impedisce di muovermi per non sciuparlo.
Il tuo collo mi sembra casa, è per questo forse, che me lo invento in mezzo al mondo.

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