martedì 1 agosto 2017

Le donne a lavoro


Le donne a lavoro sanno tutto una dell'altra, conoscono i suoceri, il saldo in banca, la ricrescita di peli e capelli, i voti dei figli delle altre,i debiti e le fatiche di ogni giorno, le donne a lavoro monitarono gli uomini e scandagliano le colleghe.
Le donne a lavoro sanguinano, hanno mal di testa feroci, pensano a cosa preparare per cena quando arriveranno finalmente a casa, si appartano in un angolo per chiedere al telefono allla baby sitter se la febbre del piccolo è scesa dopo la tachipirina, si tirano il latte nei bagni del personale e lo gettano nel water, tengono nelle borse un calzino della loro bambina, adesivi dei mostri, pezzi di lego, assorbenti interni, rossetti, agende per dimenticarsi qualcosa, le donne a lavoro si guardano e guardano sempre.
Le donne a lavoro non lavorano solamente, ti rimettono a posto un armadio vecchio e gli restituiscono un senso, si affastellano su una porta per decidere se mettere lo stencil di un gattino o di un coniglio e come metterlo per renderlo più gradevole.
Le donne a lavoro misurano taglie e calorie, eventuali deviazioni dalla routine matrimoniale di un'altra, le scarpe con il tacco della più giovane, pensano se possono permettersi ancora quella gonna che l'altra ha messo con tanta leggerezza.
Le donne a lavoro quando è buio d'inverno, verso le 19 ed i figli sono a casa già da quattro ore, hanno una nostalgia che strozza loro il respiro, guardano fuori dalla finestra d'inverno mentre piove, e si stringono dentro al maglione che lasciano appeso al gancio della sala riunioni, per sentirsi un po' a casa anche lì.
Le donne a lavoro si commuovono per la storia raccontata dalla collega, per le vecchie foto che ormai sono vent'anni che lavorate insieme e guarda qui come eri magra e guarda neanche una ruga, ricordi eri fidanzata con quel tipo assurdo?
Le donne a lavoro all'orario di uscita delle scuole, immaginano con limpidezza indicibile, il viso dei loro figli che escono sui gradoni e si guardano intorno e non vedono la loro mamma, poi scrollano la testa e tornano a scrivere una relazione tentando di ricacciare l'immagine e le lacrime .
Le donne arrivano a lavoro, guadagnando pochissimo e spendendo molto di più per far si che altre crescano i loro figli ed aspettano che la baby sitter invii loro delle fotografie mentre i piccoli fanno sport o studiano senza di loro.
Le donne a lavoro, quando hanno un buco chiamano a casa, correggono un tema al volo, o seguono un'addizione e sognano di diventare brave madri e buone professioniste.
Le donne a lavoro si accolgono e si sbranano, come animali selvatici, sanno compiere atti estremi di accudimento e demolizione.
Le donne a lavoro lavorano e si rammaricano per i panni stesi la mattina mentre ora sta diluviando, e porca miseria dovranno ricominciare tutto da capo.
Quando sono a lavoro le donne sono stanche sfinite, si alzano per prime e vanno a letto per ultime ma hanno ancora un'incredibile voglia di occuparsi dei bambini di un'altra più disgraziata di lei ed il senso di colpa le mangia ed il senso di solidarietà le ritira un po' su.
Le donne a lavoro sanno avere una forza impressionante ed una fragilità bambina.
Le donne a lavoro possono stringersi una con l'altra e tentare di combattere qualcosa, oppure mettersi una addosso all'altra e combattere contro loro stesse.
Le donne a lavoro ridono moltissimo, parlano dell'ultimo film visto e del nuovo libro da leggere assolutamente, le donne si criticano, si squadrano, si spronano, si osservano, poi a volte, le donne a lavoro, si arrendono e non hanno nessuna voglia di lottare ancora, perchè ogni problema ed affanno è il loro stesso medesimo, e se si guardassero davvero in faccia, si riconoscerebbero davvero.

lunedì 24 luglio 2017

Voglia



Mi fai venire voglia di tornare bambina.
Mi fai venire voglia di essere giovane.
Mi fai venire voglia di invecchiare serenamente.
Mi fai venire voglia di raccontarti.
Mi fai venire voglia di farti assaggiare.
Mi fai venire voglia di fare l'amore sempre.
Mi fai venire voglia di passeggiate in montagna e tuffi nel mare.
Mi fai venire voglia di girare come una turista nella mia città ed in quelle sconosciute.
Mi fai venire voglia di comprare delle scarpe nuove.
Mi fai venire voglia di regalarti.
Mi fai venire voglia di scoprire ma anche di riposarmi un po'.
Mi fai venire voglia di ascoltare ogni tuo ricordo.
Mi fai venire voglia di festeggiarti ogni giorno.
Mi fai venire voglia di studiare.
Mi fai venire voglia di cercare il bello.
Mi fai venire voglia di giocare come i cuccioli.
Mi fai venire voglia di nascondermi addosso a te.
Mi fai venire voglia di non andare più da sola.
Mi fai venire voglia di dare da mangiare ai gatti.
Mi fai venire voglia di conoscere le persone che ami.
Mi fai venire voglia di dire "per noi è diverso".
Mi fai venire voglia di sognare un altro sogno.
Mi fai venire voglia di attraversare.

Mi fai venire voglia di avere meno paura.

mercoledì 19 luglio 2017

Cento


Non si vedevano per giorni, le ore correvano e si accumulavano senza di loro.
Non si toccavano, non potevano neanche parlarsi se non con la scrittura.
Erano senza dimensioni, senza spazio, senza tempo, senza luogo.
Poi si vedevano.
Bastava una strada, un pezzo di strada insieme, un incontrarsi improvvisato, sorprendente, un'ora rubata, uno stralcio di minuti ritagliati e strappati dai giorni di sempre.
Iniziavano immediatamente a stare insieme, senza preamboli od impacci.
Riuscivano ad essere loro anche dopo anni di lontananza, non c'erano mai fili da riallacciare, fatiche da compiere, rodaggi.
Era semplicemente l'unica cosa da fare, stare vicini.
Loro erano così, forse molto semplici dentro una situazione complessa, volevano solo stare uno addosso all'altra.
Non avevano bisogno di visitare posti o città, ma riuscivano a mostrarsi i luoghi del cuore, seguendo i racconti dell'infanzia, della loro vita, della loro famiglia.
La spinta che li muoveva ogni volta li portava a tracciare i loro segni e riempirli d'amore.
I segni passati, i segni nuovi.
Si erano persi per anni senza perdersi davvero mai, si erano ritrovati senza potersi ritrovare davvero.
Erano indecentemente potenti e scandalosamente fragili.
Non avrebbero sprecato un minuto di quello che veniva loro concesso, anche potersi dire "buongiorno amore" appariva un lusso insperato, una cosa commovente.
Il tempo passato ad attendere un caffè od a bere un bicchiere d'acqua, era tempo perso, imperdonabile.
A chiunque avessero trovato sul loro singhiozzante e frammentato cammino, avrebbero detto semplicemente:"lasciaci in pace", agli altri intorno avrebbero chiesto:"fateci passare,non facciamo niente di male".
Non li avrebbe capiti nessuno o quasi nessuno, poco importava, a loro restava un sospiro perfettamente sincrono, uno specchio dove stare avvinghiati, una notte in cui la tenerezza l'aveva tenuti svegli, una stella cadente esclusiva, che forse avevano solo immaginato, due zucchine, la pompa dell'acqua, pane e marmellata, le mani sulle mani, il sonno molle e caldo del pomeriggio.
A loro, che concretamente non avevano niente, restava 100, la somma delle loro anime, l'addizione di loro due.

mercoledì 28 giugno 2017

Effetti collaterali


Quando ho capito che ti amavo, ti stavo già amando da un po'.
Quando ho capito che ti amavo era già tardi per dirlo, lo stavo già facendo.
Quando ho pensato ma io lo amo, così come una frase netta e chiara detta dentro la mia testa, ti avevo già amato prima, mentre ti massaggiavo, mentre ti ascoltavo raccontare del meccanico, dell'ospedale, del viaggio lunghissimo, della tenda, dei fratelli, delle punture, di mamma e papà.

Quando ho pensato spaventata "oddio mi sa che lo amo" era tardissimo, ti avevo già regalato molte cose, ti avevo già cercato in mezzo alle persone, ti avevo già sbottonato piano la camicia ed annusato per cercare di portarti dentro di me.
Quando ho capito che ti amavo non avevo via di scampo, non ho avuto più la forza di negarmelo, ed oggi mi torna addosso mentre cerco di fare altro, mentro tento di pensare cose diverse.
Quando ho capito che ti amavo non ho smesso di capirlo, e mi torna addosso ogni volta che ti scrivo ed ogni volta che mi guardi.
Quando ho detto a qualcuno "mi sa che lo amo" mi hanno risposto "era così chiaro tesoro", ed ho compreso che lo avevano capito prima di me.

Quando ho lasciato che l'amore mi raggiungesse senza più tentare di ribattezzarlo, ho scoperto di amarti fino a quando eri piccolo, di amarti per il bambino che sei stato, per il compagno di viaggio stravolto dal caldo e dalla stanchezza che eri da ragazzo, per quando ti sei intossicato e per come hai amato la tua bambina.
Quando ho preso in mano il mio amore e l'ho visto difficile come sempre ma reale come mai prima d'ora,ho desiderato di farti conoscere ogni singolo pezzo del mio cuore, mia madre, mio padre, i miei bambini, la mia pelle la mattina, il mio odore la sera, le mie ginocchia e le mie scarpine ortopediche,ho sentito che ti avrei voluto presentare qualcuno che ti parlasse di me, di come ero e delle cose che facevo.
Quando ho sentito di amarti ho capito che ci siamo baciati come due ragazzini, come un padre, come una madre, come due anziani stanchi, come due adolescenti pazzi.
Quando ho capito che ti amavo è stato come sparare un razzo verso di te, sganciarlo senza premeditazione nè progetto,iniziare un linguaggio d'amore che diventa sempre più naturale, spontaneo, quotidiano.

Quando ho capito che ti amavo credevo di non esserne più capace, invece oggi so che non saprei fare altro.

sabato 17 giugno 2017

In una stanza piccolissima



In una stanza piccola e sconosciuta di una casa fuori dallo spazio e dal tempo, hai raccolto con i polpastrelli la mia lacrima, ne hai saggiato la consistenza, hai annusato la mia commozione, l'attesa, l'amore trattenuto, il dolore, l'assenza, la rabbia, il rifiuto, la ricerca di questi tempi passati, la gioia di oggi.
Dalle mani gocciolava amore e te lo massaggiavo, non mi faceva paura dargli questo nome in silenzio, darglielo pensando a te.
In una stanza piccola con il balconcino, hai respirato ogni palpito ed era nostro.
Seguire solo la spinta della voglia di averti lì con me, non trovare pace per troppe cose belle da prendersi, non avere una meta ma arrotolarsi dentro i percorsi.
Inseguirti ad occhi chiusi, lasciarti andare e riprenderti, metterti il mio collo nelle mani, bere la tua essenza più profonda ed imprimermela in fondo alla gola, superare il tuo profumo comprato e toccare il tuo, quello vero, di saliva ed amore puro.
Mi piace chiudere gli occhi di tanto in tanto, smarrirti alla vista, allungare un piede, stendere un braccio e trovarti, mi piace d'improvviso, guardarti ad occhi spalancati, osservarti mentre ti muovi, mentre cerchi angoli di me, mentre mi guardi anche tu.
La notte ha una morbidezza diversa se ci sei, è bello anche alzarsi e sapere di tornare addosso a te.
Su gli stessi cuscini i nostri sogni identici.

Nuda fra le tue braccia trovo te, trovo tutta me.

lunedì 5 giugno 2017

Uso e consumo



Non ho mai ascoltato la musica, non sono mai stata una che sentiva musica.
Io la musica la consumo, la uso, la spolpo.
La musica mi serve, non posso stare senza.
La musica è qualcosa che mi vado a prendere, che scelgo, che mi infilo nelle orecchie.
La musica la utilizzo, la spremo, la sfrutto.
La musica mi permette di essere, di sopravvivere, di respirare.
La musica io la spingo fino in fondo al dolore, la spalmo sulle mancanze, la distribuisco sulle ferite, ci massaggio le cicatrici, ci cullo la solitudine, ci accendo l'entusiasmo, le affido il desiderio più bruciante, la spinta più insopprimibile.
La musica la metto, la rimetto, la rimetto ancora.
Con la musica mi sfinisco, mi addormento, mi tormento.
Con la musica mi intontisco, mi allontano, mi curo, mi avvicino.
La musica non la posso ascoltare, non sto ferma a guardarla, la musica mi lancia addosso gli odori esatti di quella volta, mi scarica sulla pelle la sensazione provata anni fa, proprio quella e non un'altra, la musica mi tramortisce, ammutolisce, fa cantare ed urlare.
La musica mi agita, mi scrolla, mi fa danzare, saltare, vibrare, scuotere.
La musica è mia, la maneggio, la stritolo, la metto da parte, poi torno a riprendermela quando mi occorre.
La musica mi occorre.
Le canzoni mi sono indispensabili.
La musica a mio uso e consumo, da una vita, la mia.

sabato 27 maggio 2017

Non sarebbe bellissimo?




Non sarebbe bellissimo se ce ne fregassimo ed andassimo lo stesso?
Se prendessimo la stessa strada e ci incamminassimo insieme?
Non sarebbe ancora più bello proprio ora che non è il caso, che tutto sembra remarci contro, che sono insorte mille difficoltà, centomila ostacoli?
Non sarebbe bellissimo se annunciassi il nostro arrivo quasi senza preavviso, se ci portassimo un golfino in più e ci baciassimo comunque in barba ad ogni cosa, se ti potessi guardare bere e dormire, se potessi coprirti piano, se infilassimo un libro in valigia da leggere insieme?
Non sarebbe meraviglioso finalmente abbandonarmi fra le tue braccia come ancora non sono riuscita a fare?mollare il freno e le paure, e lasciarti leggere tutti i miei occhi fino al loro fondo più fondo?
Non sarebbe bellissimo se avesse ragione il mio corpo che ha continuato a prepararsi testardo e tu lo reclamassi?senza posticipi, senza poi...
Non sarebbe ancora più importante non riorganizzare e rimandare e rinunciare?abbiamo già rinunciato tanto io e te.
Non sarebbe bellissimo se potessimo mettere le nostre musiche ed ascoltarle mentre la strada diminuisce sotto le ruote ed il vento ci da refrigerio?
Non sarebbe bellissimo se non ci arrendessimo e non pensassimo che questa difficoltà ormai ci appartenga?
Non sarebbe bellissimo se ora ti scrivessi:"andiamo amore andiamo"? e tu rispondessi:"ma si amore mio andiamo"?

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